Un treno per Nablus

Una curiosa sensazione si è andata consolidando in me da quando ho cominciato a scrivere, a mano a mano che i racconti prendevano forma. Ho la sensazione, anzi la certezza, che lo scrittore non inventi nulla, le storie esistono già, come dimenticate in un misterioso scaffale dove lo scrittore deve andare a cercarle. Ricordate il racconto di Jorge Luis Borges “La Biblioteca di Babele”? Borges descrive una biblioteca spazialmente infinita composta di sale esagonali, che raccoglie disordinatamente tutti i possibili libri “in cui si susseguono sequenze di caratteri senza ordine, in tutte le possibili combinazioni.

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Mi sono spesso chiesto perché io abbia intitolato questo libro “Un treno per Nablus”. Effettivamente Nablus, che ho visitata alcuni anni fa e da cui ho preso spunto per uno dei racconti, ha un ruolo importante nel libro. Poiché la tesi è che le storie più sono vere più sono assurde, ebbene Nablus rappresenta – almeno nel mio limitato universo – una sorta di epicentro delle assurdità umane. Ma perché “Un treno per Nablus?”. Una risposta possibile è: chi si sognerebbe mai di andare in treno a Nablus? O forse l’ispirazione del titolo mi è venuta dal mitico film western “Quel treno per Yuma” che vidi da ragazzo e mi rimase per sempre impresso nella memoria. Chi lo sa. Naturalmente era indispensabile che nessun treno effettivamente andasse in quella città della Palestina, parendomi per qualche ragione che poterci andare in treno banalizzasse il mio titolo. Ho rovistato a lungo sul web su questo argomento e il risultato è stato che no, assolutamente nessuna linea ferroviaria esiste per Nablus e ciò mi ha molto rassicurato.

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