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Udo Hartmann era un grande. Grande in tutti i sensi. Alto uno e novanta, stazzava almeno 120 chili, mangiava per due, beveva per quattro, era un gran caciarone, chiassoso e allegro come molti tedeschi del sud. Lui era di Costanza, che rispetto agli altri tedeschi era come uno di Agrigento rispetto agli altri italiani. Ma Udo era anche un gran consulente, uno dei maggiori esperti mondiali del settore tessile. Aveva lavorato in almeno una cinquantina di paesi, era conosciuto ai quattro angoli del globo. Gli era toccato il triste compito di accompagnare alcuni dei principali gruppi tessili europei nelle travagliate fasi del declino, di ristrutturazione in ristrutturazione, fino alla chiusura. Per fortuna c’erano i paesi emergenti, lui era un piccione viaggiatore che su una poltrona d’aereo (possibilmente in business class con una buona bottiglia davanti) trovava la perfetta realizzazione di sé. Aveva anche la fortuna di essere sposato con Melina, una greca di Alessandria d’Egitto, che spesso lo seguiva nel suo girovagare intorno al mondo condividendone i piaceri. Quando mi aggregai alla società svizzera di cui Udo era uno dei grandi capi, spesso ci ritrovammo tutti e tre insieme, anche se più spesso eravamo noi due.

Leggi tutto: Una sera a Blumenau  

 

Il tramonto sulla Monument Valley è una cosa speciale. Se non ci siete mai stati, e soprattutto non ci siete stati al tramonto, ebbene sappiate che lo spettacolo vale il viaggio negli Stati Uniti. Quando vidi da ragazzino il film “Ombre rosse” con il famoso inseguimento della diligenza da parte degli Apache di Geronimo, pensai – tratto in inganno dalla pellicola in bianco e nero – che le ombre fossero quelle dei pellerossa al galoppo. Quando sei lì di persona, particolarmente se è vicina l’ora in cui il sole sta per scomparire dietro l’orizzonte sterminato, capisci che le ombre rosse sono quelle dei monumenti, perché qui tutto è rosso, la sabbia, le rocce, i cespugli rotolanti nel vento. Rimaniamo ammutoliti a guardare le ombre che si allungano fino a sparire. Rientriamo al Lodge che è già quasi notte.

Agosto 1991. Io e Carla siamo partiti stamane da Grand Junction in Colorado diretti a Mexican Hat nello Utah. Dopo un ampio giro nel deserto, imbocchiamo la Highway 261 che ci porta a pomeriggio inoltrato sul ridge che sovrasta la vallata. Qui la strada si fa sterrata e precipita in discesa con stretti tornanti dai 2000 metri del ridge ai 1300 metri del fondovalle. Lo spettacolo è impressionante, la vista spazia per decine di chilometri tutto attorno sull’immensa voragine.

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La risposta ovvia è che dietro questo scandalo c’è la politica. Ma come, e la mafia? Balle, la politica è mafia. Ma cosa significa in concreto quest’affermazione? Non voglio annoiare nessuno raccontando cose ampiamente dette in TV e sui giornali, ma è utile ricapitolarle brevemente. Dunque, è poco che il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria ha fornito le seguenti cifre: su oltre 60.000 detenuti, in Italia ci sono 11 accusati per corruzione, 25 per concussione, 46 per peculato, 27 per abuso d’ufficio aggravato. 109 persone in totale, di cui la maggioranza non ancora condannate. E ben pochi lo saranno. In Germania ce ne sono 8.600, quasi tutti condannati in via definitiva. Eppure le statistiche 2014 di Transparency International (vedasi la tabella PDF “Classifica della corruzione per paese” qui allegata) ci dicono che l’Italia è al 69° posto per corruzione su un totale di 175 paesi mentre la Germania è al 12°. In ordine crescente di corruzione, s’intende. Dovremmo quindi avere in galera ben più di 8.600 persone, invece ne abbiamo 109. Causa principale? La prescrizione della stragrande maggioranza dei processi. Almeno così dicono. Non ci vuole un premio Nobel della matematica per obiettare che, anche tenendo conto della prescrizione, 109 incarcerati sono meno di niente in Italia.

Allegati:
Scarica questo file (2014_Transparency_International.pdf)2014 Transparency International[Statistics on corruption index by country]571 kB

Leggi tutto: Cosa c’è dietro Mafia Capitale?  

L’argomento è sterminato, e mi limito ad elencare le mie letture, o almeno quelle che ricordo. Tra le letture sulla Palestina abbondano autori di nazioni occidentali perché, come ricorda lo storico israeliano Benny Morris nell’introduzione del suo poderoso volume “Vittime”, nessuno storico palestinese si è cimentato in una ricostruzione organica del conflitto arabo-israeliano.

Naturalmente il fenomeno della divisione di nazioni e città un tempo unite è così esteso che solo una parte delle “terre divise” è coperta, tuttavia il campione è assai significativo.

“Buonanotte Signor Lenin” di Tiziano Terzani, imperdibile cronaca in tempo reale del crollo dell’impero sovietico e della nascita delle repubbliche indipendenti.

Sul conflitto arabo-israeliano “Exodus” di Leon Uris, epopea dell’omonima nave di profughi ebrei e della nascita dello stato di Israele “Gerusalemme, Gerusalemme!” di Lapierre e Collins, meravigliosa cronaca della prima guerra arabo-israeliana “I pochi eletti” di Maristella Botticini, una sorprendente interpretazione della diaspora ebraica e del perché anche nel medioevo non vi fossero contadini ebrei “La mia vita” di Golda Meir, fondatrice e primo ministro dello stato d’Israele “La morte in faccia” di Derogy e Gurgand, drammatica cronaca della guerra del Kippur “Storia del conflitto israelo-palestinese” di Claudio Vercelli, saggio denso di fatti e numeri poco conosciuti sulle vicende in questione “Vittime” di Benny Morris, un “must” per chi si interessa dell’argomento Sull’Istria e la Dalmazia “Esilio” di Enzo Bettiza, confessioni illiriche tra Dalmazia e Bosnia “Fratelli d’Istria” di Guido Rumici, le storie degli italiani che rimasero in Istria “Nata in istria” di Anna Maria Mori, spiega cosa significa essere istriani In generale sul tema della divisione dei popoli “Città divise” di Calame e Charlesworth, analisi di nascita e conseguenze della divisione a Belfast, Beirut, Gerusalemme, Mostar e Nicosia “L'età delle migrazioni forzate” di Ferrara e Pianciola, conseguenze del disfacimento degli imperi zarista, tedesco, asburgico e ottomano “Muri, quando gli uomini vivono divisi”, articoli apparsi su Repubblica di David Grossman, Suad Amiry e Batya Gur, Federico Rampini, Peter Schneider.

Leggi tutto: Terre divise - Letture suggerite  

Non sono in molti coloro che hanno avuto occasione di conoscere Famagosta e, in generale, la parte nord di Cipro. La principale ragione di ciò è naturalmente l’isolamento di Cipro Nord, la “Cipro Turca” a partire dalla divisione dell’isola nel 1974.

Leggi tutto: I fantasmi di Famagosta  

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